Oggi ci mettiamo in scia del LiberaMente qui sopra, mandiamo al diavolo i francesi con una nota retroattiva: la puttanata della presa della Bastiglia celebrata ogni anno come un atto fondativo della République. Di quel non-evento si sa tutto, ma continuano a far finta di niente, con effetto comico, almeno al di qua delle Alpi, pari al colonnello Rambaldo Buttiglione di Mario Marenco, il quale scambiava Alto Gradimento per la sua fureria e non c’era modo di farlo desistere.
Ricordiamolo, la presa della Bastiglia fu in sé un episodio marginale e anche miserevole della Rivoluzione francese. L’obiettivo non era far cadere un simbolo della monarchia, la Bastiglia era in disuso da tempo, ma prendere la polvere da sparo che vi era custodita. Gruppi di sbandati, vagabondi e disertori, molti nemmeno francesi - in realtà i parigini schifarono sempre quell’azione - entrarono dalla porta senza sfondare niente perché era stata fatta aprire dal governatore, il quale invitò gli assedianti a pranzo (fu decapitato lo stesso). Finì malissimo per gli assediati perché qualcuno ruppe le catene del ponte levatoio e fece irruzione, dalla guarnigione si misero a sparare e non si fermò più nessuno.
Dentro non venne trovato alcun prigioniero politico, ma ben sette detenuti: quattro falsari, due malati mentali e un nobile fatto mettere dentro dai suoi cari perché dicevano che era un maniaco sessuale. Il tutto sorvegliato da un centinaio di soldati, due terzi invalidi e un terzo svizzeri. Nel cortile vennero trovati molti scheletri, ma erano quelli dei suicidi, accatastati lì perché in terra consacrata non si poteva. Dei 954 valorosi dell’assalto che vennero gratificati con un vitalizio, tre quarti erano rimasti a casa loro e si sono imbucati dopo, quando era ora di incassare.
Tutti sanno che l’eroico assalto fu una costruzione della propaganda. Ma la Francia lo commemora lo stesso. “Un ufficiale non si ferma mai, nemmeno davanti all’evidenza”: titolo del film di Mino Guerrini sul colonnello Buttiglione. Era il 1973. Macron sarebbe nato quattro anni dopo. Il terreno era pronto.
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Ricordiamolo, la presa della Bastiglia fu in sé un episodio marginale e anche miserevole della Rivoluzione francese. L’obiettivo non era far cadere un simbolo della monarchia, la Bastiglia era in disuso da tempo, ma prendere la polvere da sparo che vi era custodita. Gruppi di sbandati, vagabondi e disertori, molti nemmeno francesi - in realtà i parigini schifarono sempre quell’azione - entrarono dalla porta senza sfondare niente perché era stata fatta aprire dal governatore, il quale invitò gli assedianti a pranzo (fu decapitato lo stesso). Finì malissimo per gli assediati perché qualcuno ruppe le catene del ponte levatoio e fece irruzione, dalla guarnigione si misero a sparare e non si fermò più nessuno.
Dentro non venne trovato alcun prigioniero politico, ma ben sette detenuti: quattro falsari, due malati mentali e un nobile fatto mettere dentro dai suoi cari perché dicevano che era un maniaco sessuale. Il tutto sorvegliato da un centinaio di soldati, due terzi invalidi e un terzo svizzeri. Nel cortile vennero trovati molti scheletri, ma erano quelli dei suicidi, accatastati lì perché in terra consacrata non si poteva. Dei 954 valorosi dell’assalto che vennero gratificati con un vitalizio, tre quarti erano rimasti a casa loro e si sono imbucati dopo, quando era ora di incassare.
Tutti sanno che l’eroico assalto fu una costruzione della propaganda. Ma la Francia lo commemora lo stesso. “Un ufficiale non si ferma mai, nemmeno davanti all’evidenza”: titolo del film di Mino Guerrini sul colonnello Buttiglione. Era il 1973. Macron sarebbe nato quattro anni dopo. Il terreno era pronto.