Il nome Anna Scavuzzo vi dice qualcosa? Lo chiediamo candidamente, ai cittadini di Milano normali, nel senso di non impastoiati nella bolla: sì, no? Ecco, di recente si è lagnata perché, nonostante ella sia il vicesindaco uscente, non la prendono in considerazione come candidata alle comunali, a suo avviso solo perché è una donna. In effetti la sovrabbondanza di nomi che la sinistra sta rovesciando sulle prossime consultazioni è quasi tutta al maschile, l’unica altra eccezione è Carlotta Cossutta. Un profluvio, per inciso, che sembra ignorare la raccomandazione dei loro stessi vertici “prima il programma”, che fa già ridere perché esclude che si sappia il programma chi lo fa.
La vice di Sala ha fatto proprie le parole del renziano Ivan Scalfarotto che, prendendone la parte, ha detto "penso che questo sia un Paese patriarcale: ancora oggi le donne fanno più fatica”. Ora, ci corre l’obbligo di mandare al diavolo entrambi: infatti, come la stessa Scavuzzo ha avuto l’imprudenza di ricordare, l’unica sindaca di Milano è stata di destra. Come di destra, citiamo a caso, è la (prima) premier; e come di sesso femminile, Marina Berlusconi, è la dante causa del vicepremier Tajani, il quale non muove foglia che lei non voglia.
Abbiamo quindi il sospetto che non sia il Paese a essere patriarcale, ma il Partito democratico, peggio perché è guidato da una donna. E anche che, da come la Scavuzzo erge la sua geremiade, si possa ipotizzare che la pregnanza del suo programma (prima i programmi, no?) non si spinga oltre l’enunciato “credo sia arrivato il momento in cui una donna non debba essere considerata un’eccezione alla guida di Milano”.
Secondo il sondaggio di Monitor Ixè-Milano, la Scavuzzo è accreditata dell’8-10% cento, alcuni multipli sotto Calabresi (48-53) e Majorino (30-36), con ancora un 25% di indecisi. Noi, liberali, siamo con lei, al fianco della sua bassa quota rosa. La vogliamo candidata, in testa al drappello. Pensate che impennata le chance del centrodestra.
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Il nome Anna Scavuzzo vi dice qualcosa? Lo chiediamo candidamente, ai cittadini di Milano normali, nel senso di non impastoiati nella bolla: sì, no? Ecco, di recente si è lagnata perché, nonostante ella sia il vicesindaco uscente, non la prendono in considerazione come candidata alle comunali, a suo avviso solo perché è una donna. In effetti la sovrabbondanza di nomi che la sinistra sta rovesciando sulle prossime consultazioni è quasi tutta al maschile, l’unica altra eccezione è Carlotta Cossutta. Un profluvio, per inciso, che sembra ignorare la raccomandazione dei loro stessi vertici “prima il programma”, che fa già ridere perché esclude che si sappia il programma chi lo fa.
La vice di Sala ha fatto proprie le parole del renziano Ivan Scalfarotto che, prendendone la parte, ha detto "penso che questo sia un Paese patriarcale: ancora oggi le donne fanno più fatica”. Ora, ci corre l’obbligo di mandare al diavolo entrambi: infatti, come la stessa Scavuzzo ha avuto l’imprudenza di ricordare, l’unica sindaca di Milano è stata di destra. Come di destra, citiamo a caso, è la (prima) premier; e come di sesso femminile, Marina Berlusconi, è la dante causa del vicepremier Tajani, il quale non muove foglia che lei non voglia.
Abbiamo quindi il sospetto che non sia il Paese a essere patriarcale, ma il Partito democratico, peggio perché è guidato da una donna. E anche che, da come la Scavuzzo erge la sua geremiade, si possa ipotizzare che la pregnanza del suo programma (prima i programmi, no?) non si spinga oltre l’enunciato “credo sia arrivato il momento in cui una donna non debba essere considerata un’eccezione alla guida di Milano”.
Secondo il sondaggio di Monitor Ixè-Milano, la Scavuzzo è accreditata dell’8-10% cento, alcuni multipli sotto Calabresi (48-53) e Majorino (30-36), con ancora un 25% di indecisi. Noi, liberali, siamo con lei, al fianco della sua bassa quota rosa. La vogliamo candidata, in testa al drappello. Pensate che impennata le chance del centrodestra.